4.12.03
ESOPO 2003
Marta è una ragazza che è sempre stata a dieta.Una dieta ferrea, meticolosa ma benefica per la sua salute.
Tutto iniziò tanto tempo fa, nel modo traumatico in cui accadono questo genere di cose.
Un giorno, a causa di inevitabili fattori esterni, il suo organismo cominciò a funzionare in maniera bizzarra.
Marta si convinse di non essere come tutte le altre e inevitabilmente si impose la dieta, l'unica cosa che poteva continuare a farla essere quella che credeva di non essere più.
Era una dieta terribile, ogni alimento, ogni elemento della natura era etichettato col numero delle sue calorie: aria 0,0001, pane 150, insalata 50, moscerino ingoiato per caso in motorino 5.
La somma giornaliera non poteva superare 1000 e Marta all'inizio era terrorizzata ed era attentissima a quello che gli accadeva intorno.
Col passare del tempo la dieta sembrava funzionare, le sembrava di avere tutto quello che avevano le altre ragazze, e man mano che andava avanti perfezionava il programma di alimentazione ideale giornaliero.
Ore 7, sveglia.
Respirati 2 metri cubi di aria (0,002) con 600 particelle di polvere (0,0045).
Ore 7,22, colazione con pane non lievitato e spremuta di arancia (187,62)
Ore 8, bicchiere d'acqua (0,01)
(...)
Ma giorno dopo giorno Marta sentiva la mancanza di qualcos'altro.
D'altronde - pensava - non si può vivere tutta la vita senza aver conosciuto il sapore della nutella.
Era una spinta naturale, incontrollabile: e se il buon Iddio aveva creato lo zucchero ci sarà stato pur un buon motivo!
Così Marta iniziò a comprare alimenti proibiti e a nasconderli.
Ogni tanto, di notte, di soppiatto, il suo volto si illuminava davanti al frigo aperto, le sue dita si sporcavano di coppa malù o di saporito formaggio in un'estasi di gusto.
Era sbagliato, tanto sbagliato - pensava - ho tradito il programma, ma come potrei sopravvivere senza?
In fondo lo fanno tutti, è normale, e questo comunque non significherà mai l'abbandono della dieta.
Marta scoprì che con due dita in gola, vomitando, subito dopo il tradimento la dieta era salva.
Iniziò così un periodo felice in cui la dieta proseguiva, l'organismo sembrava rispondere efficacemente e la ragazza poteva iniziare a sperimentare uno dopo l'altro tutti i piaceri del palato: lasagne, formaggio francese, tagliatelle al tartufo, vino barolo, patate al forno, dolciumi di tutti i tipi.
Il tempo passava, Marta cresceva e il suo metabolismo piano piano stava cambiando, ritornando normale.
Ma lei non ci faceva granchè caso, soddisfatta del risultato apparente e aggrappata alla dieta come un bimbo alla sua copertina.
Vedeva il suo programma, a cui aveva lavorato tanti anni, perfezionato come mai lo era stato e riusciva a spiegare tutti i suoi ulteriori desideri come delle lecite ma momentanee deviazioni.
O quasi.
Finchè un giorno conobbe la sacher torte.
A prima vista le sembrò una torta come tante altre: era tonda, ricoperta di una glassa dura al cioccolato e sopra aveva uno sbruffo di panna.
Sembrava buona e pensò di assaggiarla come aveva fatto con le altre, anche perchè ne aveva sentito parlare tanto.
Il sapore la fece andare in estasi, non aveva mai sentito niente di simile, e al centro sotto la crosticina aveva un buco ripieno di marmellata di albicocche!
Guardò l'etichetta delle calorie: 5000!!
Vomitò subito, come mai aveva fatto, una cosa del genere non era per lei, l'avrebbe potuta quasi uccidere, a suo giudizio.
Il programma non avrebbe mai potuto prevedere una roba simile, eppure non si sentiva così male.
La vita scorreva e Marta comprava sempre più sacher torte, le estasi non accennavano a diminuire e vomitava sempre di più per compensare la dieta.
Certo, avrebbe potuto comprare anche tanti millefoglie, o profiterol, o torte di frutta o con la panna; non sono meno buone, a molti piacciono anche di più, per altri sono molto più belle.
Però a lei era capitata la sacher e gli piaceva tantissimo: quello era stato il suo destino.
Ben presto la sua casa fu piena di sacher: nel frigo, nella credenza, nell'armadio, in bagno.
Nonostante questo il suo fisico migliorava di giorno in giorno, addirittura come prima della dieta, eppure Marta continuava a pensare che fosse la dieta che la manteneva in quello stato e che la sacher avrebbe significato la sua fine.
Finchè un giorno per convincersi definitivamente decise di farsi restringere chirurgicamente l'intestino e sposare definitivamente la sua dieta, senza più possibilità di uscita.
Così fece, e cancellò dalla sua casa ogni briciola di sacher torte, mantenendo solo un depliant con la sua foto e il suo profumo delizioso.
A Marta sembrò il momento più felice della sua vita, poteva finalmente essere per sempre come mai aveva osato desiderare, senza dimenticare del tutto le proprie passioni.
Ma ormai il suo metabolismo era definitivamente cambiato, l'organismo dopo tanti anni era ritornato normale, al punto da poter mangiare tutto quello che voleva.
La dieta ferrea e l'operazione, invece, la portavano a dimagrire sempre di più.
Lei lo interpretava come un effetto collaterale, non preoccupante, della dieta.
Anzi si convinceva che le ragazze magre andavano sempre più di moda, non erano così proprio le modelle?
Era fiera della sua magrezza, che aumentava sempre di più.
Ormai nemmeno una sacher avrebbe potuto invertire il corso degli eventi, e quando lei ne sentiva la mancanza si faceva bastare il profumo su quel foglio e la convinzione di essere sana e nel giusto.
Finchè un giorno diventò così magra, debole e leggera da volar via dalla finestra.
Non riusciva più a muoversi e vedeva le persone intorno molto diverse, ma non se ne preoccupava.
Era così sottile che un uomo la vide in strada e credendola un nastrino bellissimo la portò a casa.
Con cura la usò per adornare un regalo in una scatola dorata.
Venne la sera e la scatola fu aperta da una donna, una donna normale come tante altre.
Dentro c'era una buonissima sacher torte.
La donna la mangiò con un pò di panna sopra, con grande felicità.
Fu quel giorno che Marta capì davvero come avrebbe potuto vivere.
posted by Ezekiel [ ]
