9.7.04
il Grande Fratello per i blog
Anche questa prima o poi doveva accadere.Dopo il blogger candidato, dopo il blogger giornalista e il "blog quotidiano" (che s'ha da fa' per emergere nel panorama show-mediatico italiano, eppure il suo direttore non mi è mai sembrato privo di mezzi e risorse) ecco l'immancabile tv entrare in scena.
Nessuna riflessione sulla comunicazione digitale o sul blog, o sui cambiamenti nella partecipazione popolare, solo una vera e propria chiamata all'esibizionismo massmediatico come scusa per assemblare dei contenuti che possano essere presentati.
Una operazione che, in piccolo, sembra figlia della filosofia (molto berlusconiana) del grande fratello endemol: accorrete, comparirete in tv.
Riponevamo ben altre speranze in internet e nella comunicazione digitale (rivoluzione la chiamavamo).
Non ulteriori modi di dare voce in un settore che sa di muffa ma voci diverse, nuove lingue e nuovi dialetti che fossero capaci di scompaginare la palude esistente.
E invece ecco la solita deprimente involuzione mediatica riproposta in salsa digitale con l'intento esplicito di "fare qualcosa di nuovo", come se il nuovo, o essere i primi a fare qualcosa, ancora avesse un valore intrinseco!
Roba d'altri tempi ormai (anche se il marketing in genere tende a fare finta di nulla).
In un periodo storico in cui tutti i giornalisti credono fermamente di essere indipendenti (ma non lo sono, non ci riescono, e spesso non lo vogliono essere), di essere intellettualmente liberi (ma poi si appiattiscono regolarmente sulle logiche del potere) ditemi voi che senso ha avere un'altro quotidiano o un'altra tv o un'altra radio che, grazie ai bassi costi del digitale, fornisce anche la sua versione ma sempre all'interno di questo grande schema.
Si tratta di aspiranti giornalisti che vedono una possibilità in più di entrare nel "sistema", invece di ricostruirlo, di giornalisti fatti che hanno la possibilità di maggiore visibilità all'interno del "sistema", ma non lo criticano mai alle basi.
Qualcuno continua con questa cretinata che più voci si hanno e maggiore è il pluralismo ma non ci si rende conto che ormai è acqua passata, il re è vestitissimo e 1 voce o 1000 voci che dicono più o meno le stesse cose (anche perchè appartengono alla stessa classe sociale) non fa alcuna differenza.
Ci sarebbe bisogno non di nuovi giornalisti ma di giornalisti nuovi e di una critica strutturale che porti a un giornalismo rinnovato, ma che nessuno ha il coraggio di fare davvero (quanto conta il proprio orticello).
Che l'ennessimo fondo di analisi politica sia scritto dal famoso editorialista (che vorrebbe essere da un'altra parte, segnatamente in barca con l'amante) o da un blogger su un nuovo quotidiano (che vorrebbe essere da un'altra parte, segnatamente a lavorare in un grande giornale) che razza di differenza può fare?
Non vorrei nemmeno farmi mancare qualche puerile cretinata perciò aggiungo che "partner prestigioso" (riferito nel comunicato a Nessuno TV...) non lo leggevo da anni (se non nei cataloghi di postalmarket).
Che ci volete fare, in fondo le cretinate sono anche il sale della vita.
posted by Ezekiel [ ]
