1.11.04
la (lunga) notte dei blogger
Premessa: per me, che credo fermamente nell'assoluta ambiguità della comunicazione, "la notte dei blogger" più che un titolo è una autodefinizione.Sorgerà ancora il sole? o forse è appena tramontato...
Sgombriamo subito il campo dall'equivoco che nasce dall'osservazione: il blog si fa, non si dice, l'autoreferenzialità uccide il blog.
Io sono d'accordissimo, cari amici tutti, ma qui chi ha sbandierato il blog come strumento, come fucina di nuovi inaspettati talenti letterari, come scuola di scrittura in mutazione non sono stato io.
Chi ha organizzato trasmissioni radiofoniche, convegni più o meno riusciti, più o meno commercialmente tendenziosi, con la partecipazione di molti di questi nuovi aspiranti scrittori, è stato qualcun altro (per carità, in buonafede).
Per cui adesso, a ragione, ne possiamo tranquillamente parlare.
Il dibattito nasce intorno alle osservazioni e ai dubbi di Effe, condivisibili.
Posto che chiunque ha libertà e diritto a scrivere un libro su quello che vuole (o ai suoi 15 minuti di celebrità) l'osservazione che viene naturale è: cosa diavolo c'entra il blog con l'essere scrittori?
Nulla.
Se vuoi fare lo scrittore, fai lo scrittore davvero, scrivi, soffri, piangi, cerca di farti pubblicare adeguatamente, assumi al limite un agente letterario e se hai talento (forse) qualcosa accadrà; sì assomiglia a una vitaccia, se non si è già ricchi di famiglia, ma d'altronde chi ha mai parlato di rose, fiori e trionfi?
Cosa è questo equivoco rozzo, in cui molti sembrano voler cadere a forza, per cui la semplice scrittura è necessariamente collegata alla letteratura?
Ci sarà pertanto una raccolta Adelphi sulle poesie di graffitari?
Si tratta di operazioni di letteratura discount, che ha anch'essa diritto di esistere e annovera spesso ottime penne ma perchè non ammetterlo?
In una categoria in cui per l'editore è pubblicabile semplicemente chi garantisce più lettori potenziali, nella propria nicchia, "la notte dei blogger" ha senso, ed ha senso persino cercare di aumentare i propri lettori di blog per avere migliori credenziali di pubblicazione (anche se questi ultimi non apprezzerebbero, sapendolo).
Ma perchè continuare a fingere una corrente letteraria che non c'è?
Da qui nascono molte perplessità..
I dubbi aumentano sentendo molti dire "alla Einaudi non si può dire di no", "essere pubblicati da Einaudi sarebbe stato il mio sogno"...
Ma tutta questa deferenza per l'autorevolezza da dove salta fuori?
Il blog ha rappresentato fino ad oggi anche la dimostrazione che il re può essere nudo, che le idee di tutti possono finalmente creare una opinione diversa dal mainstream e che non ci sono più mostri sacri.
Noi ci pubblichiamo da soli, orgoglio digitale.
Dove sono finiti questi principi in cui sembrava molti credessero? era una finta?
Anche Einaudi può deviare, può "sbagliare" sonoramente, anche Mediaset, anche Telecom, anche l'Espresso, anche la RAI.
Se accettiamo che far parte di ogni big sia addirittura il punto di arrivo di una vita o di una carriera stiamo dalla stessa parte di quelli che partecipano al grande fratello, o al mauriziocostanzoshow, per diventare famosi e stiamo invertendo clamorosamente la rotta.
In tal caso, però, è di buon gusto non criticare poi le nefandezze del sistema.
Eppure, nonostante questo atteggiamento diffuso, c'è ancora tanta gente che ci crede, forse si tratta dei puri o dei meno arrivisti o dei meno talentuosi, forse si tratta di un nuovo tipo di spettatori silenziosi; proprio come alla tv.
Che bruciante ironia.
Ci si può fare un'idea sul libro in sè (che una delle autrici consiglia di comprare perchè è un bel libro) leggendolo e scorrendo le recensioni dei lettori e relativi commenti.
Eccone alcune che ho trovato, indipendentemente dal giudizio, man mano credo che aggiornerò la lista.
Silenzio nella "Notte": parla la Tivvù
Ogni virtù ha l'immonda letteratura che si merita
Sedici racconti più uno
Ancora su Untitl.Ed: precisazioni e aggiornamenti.
La Notte dei Blogger - Primo racconto
posted by Ezekiel [ ]
