Casa Ezekiel è una casa come molte altre, o quasi.
Puoi curiosare tra gli argomenti personali, di lavoro (web e dintorni) e sulla comunicazione.
Attenzione. Il contenuto di questo sito è totalmente frutto di fantasia.
Come la nostra vita, d'altronde.
28.1.04
top seven dei peccati capitali del 2003
Non mi confesso da anni, forse anche per preservare le coronarie del povero prete malcapitato.
"da quanti anni non ti confessi fratello?"
"ehm... uhm... 10? 12??"
"ma... sei ancora cattolico vero...?"
"ehm... boh... sì... non ho pagato il canone?"
"guarda, fuori dalla chiesa a sinistra c'è un'ottima comunità buddista"
"non cominciamo eh? solo perchè non sono un cliente affezionato... mi faccia parlare col titolare!"
"ok ok, fammi la classifica dei tuoi peccati capitali"
"mah... come nick hornby??"
"cosa vuoi, ci siamo modernizzati anche noi... aspetta che accendo il palmare..."
1) lussuria
non c'è niente da fare, questo peccato alla fine è sempre in testa alla classifica... avrò bisogno di un centro di recupero??
qualcuno ha il cellulare di michael douglas?
p.s.: ma soprattutto, se il prete mi chiedesse i dettagli che faccio??
schemi? disegnini? prove con manichini? simulazioni con avventori della chiesa in quel momento (tipicamente vecchiette), mentre lui documenta con macchina fotografica per la scientifica? argh...
2) accidia
in grande ascesa ma sempre tra le prime posizioni...
proprio come un felino della savana, datemi uno spot di ombra o un lettone d'inverno o un divano e io ci lascerò l'impronta.
e con grande gusto.
3) gola
diciamo la verità, non è del tutto colpa mia.
le persone perennemente a dieta mi odiano, il fisico tende a non modificarsi nemmeno dopo aver mangiato un cinghiale...
e con queste potenzialità mi faccio forse mancare qualcosa?
giammai, nutella e cioccolata a gogo.
anche qui avrei problemi ad elencare la mia dieta...
4) superbia
e se ogni tanto faccio pesare obiettivamente il mio talento e la mia esperienza su determinati argomenti sarei superbo??
temo consista proprio in questo...
5) ira
"temi l'ira dei buoni" diceva qualcuno.
ecco io sono tanto bravo e tanto buono e tanto simpatico (cfr. superbia), lascio fare anche troppo, ho la pazienza in un otre molto molto capiente ma una volta esaurita sono cazzi.
ma brutti brutti brutti.
e vale anche per il prete.
6) invidia
entriamo in una zona molto rarefatta della classifica.
l'invidia tra l'altro è legata alla superbia: se si ha una alta consapevolezza di se stessi (in determinati campi ovviamente, altrimenti è megalomania) che cosa si dovrebbe invidiare agli altri?
quasi nulla infatti, eccettuato per coloro che ti passano sui piedi senza meriti accertati (i soliti furbi diciamo).
allorchè la mia filosofia del "vivi e lascia vivere" smette di funzionare...
più che un vizio direi un sentimento quasi sano.
7) avarizia
mani bucate, generoso senza speranza.
ho fatto cose tipo prestare la moto (Ducati) ad un amico col foglio rosa per testarla...
una roba che tra i motociclisti equivale più o meno a prestare la moglie a un amico per una notte.
non ce la faccio, è più forte di me.
mi hanno invitato ad esserlo almeno con le persone che lo meritano.
ed io con grande fatica tento di limitarmi, goffamente in verità, al punto da poter dare quasi la sensazione opposta, ai più superficiali.
e comunque se il prete è motociclista mi dà 300.000 ave maria.
Propositi: per quest'anno vedrei bene una discesa dell'accidia e una risalita di una sana invidia (leggi competizione) e dell'avarizia verso chi non merita la mia generosità.
E toglietemi tutto, ma non la lussuria.
posted by Ezekiel [ ]
22.1.04
la paura prima del calcio di rigore
Quando lo stadio rimase muto sentii quella stretta allo stomaco.
Sessantamila persone fissavano assorte lo stesso punto.
Si sentiva una tale energia nell'aria, e io l'unica cosa che riuscivo a pensare in quel momento era che qualcosa di simile avviene solo nei riti religiosi: se centinaia di cuori, occhi, anime riescono a sciogliere anche il sangue di S. Gennaro perchè mai quella semplice sfera di cuoio dovrebbe sfuggire al suo destino?
Sentivi quasi il fruscio della rete mossa dal vento e il cuore del portiere battere forte.
Davanti a lui solo un uomo, immobile a un passo contato dal pallone, con una smorfia sardonica anzi, a ben vedere, malinconica.
Lo stadio Olimpico a metà degli anni 80 era splendente.
Sembrava uscito da un'altra epoca, creato per la scenografia di Ben Hur e arrivato intatto a noi dopo aver attraversato indenne gli anni di piombo, carico di storia olimpica.
Rispetto alle astronavi, tutte uguali, di oggi sarebbe apparso un pò spoglio eppure l'effetto scenografico allestito da Nervi era sontuoso.
Non potrò mai dimenticare l'emozione con cui salivo le prime volte la scalinata che portava agli spalti; ad ogni gradino scoprivo lentamente un frammento in più di un sogno e allora correvo più in fretta per godere della visione, eppure misteriosamente il sipario continuava ad alzarsi pigramente.
Finchè arrivavi in cima e subito il verde, poi il bianco e poi tutti i colori ti investivano con forza; e rimanevi immancabilmente senza parole per qualche secondo.
A pensarci bene questo mi accade ancora oggi.
La cosa buffa è che la prospettiva dalla curva ti dava l'impressione di essere più vicino e allo stesso tempo ti costringeva a sbrigliare l'immaginazione, quasi a crearti una partita tutta tua.
Che poi forse è proprio uno degli aspetti affascinanti: nessuno vedrà mai il tuo stesso football.
A metà anni 80 avevo poco più di 14 anni ed ero lì con paolo.
Giocavamo a calcio insieme, io ala lui centravanti, io crossavo lui segnava, quasi inseparabili.
La partita era andata per le lunghe, gli ospiti si difendevano, gli attaccanti non riuscivano ad inserirsi.
Finchè al novantesimo minuto, la caduta, il fischio dell'arbitro.
E poi questo silenzio.
Le gocce di pioggia colavano giù dall'ombrello e facevano rumore sul bordo di marmo bianco.
All'improvviso tutto d'un fiato, come quando ti fanno una iniezione, l'accelerazione: tiro, gol, esplosione di gioia.
Ed ancora salti di gioia insieme a paolo.
Sono passati quasi vent'anni e mi accorgo di trovarmi ancora lì, una domenica.
Lo stadio è un pò cambiato, le emozioni no.
Paolo è vicino a me: ormai non capita di frequentarci, non ho nemmeno il suo telefono, ma forse rispondendo a un richiamo ancestrale, ci ritroviamo lì quasi nello stesso punto.
Lo stesso sguardo di intesa, lo stesso silenzio fatto di fiati sospesi.
Ma stavolta non c'è marmo, non c'è ombrello, la pioggia è fermata dalla grande copertura sopra di noi e batte asetticamente su una pozzanghera laggiù, vicino il bordo del campo.
E stavolta noi siamo il portiere.
Siamo i suoi muscoli, tesi e immobili.
All'improvviso il pallone parte verso l'incrocio dei pali, e la sua mano è già lì, la palla devia verso l'infinito, esplosione di gioia e quasi la certezza - stavolta - che migliaia di cuori possono davvero cambiare una traiettoria.
E' bello sapere di poter ritrovare le tue radici lì, proprio dove le avevi lasciate.
posted by Ezekiel [ ]
15.1.04
Chacun cherche son chat
Devo dire che ognuno cerca il suo gatto di Cedric Klapish è uno dei film che ho apprezzato di più negli ultimi anni e a cui ho sentito vicino, per un certo periodo, il mio immaginario cinematografico (alcune atmosfere iniziali di "Have a nice day", che poi diventerà il cortometraggio in tecnica mista "EYE").
Non perdetelo (nel 2003 è uscito anche il dvd), non mancate di vederlo prima che esca l'annunciato remake di Muccino girato a New York e, chissà... con stefano accorsi con la parrucca rasta e la simpatica martina stella che corre in strada sculettando con la musica di Tiziano Ferro come sfondo, termini irrimediabilmente il suo fascino.
Un pò come è accaduto con "Apri gli occhi" trasformato in "Vanilla Sky" (un film totalmente diverso, discreto per i suoi limiti ma diverso).
"Chacun cherche son chat" (il titolo originale rende magnificamente e non lo tradurrei mai) è un film nato piccolo piccolo ma diventato subito, secondo me, di quelli importanti.
Perchè fotografa un periodo, ne mostra inavvertitamente i cambiamenti in corso, entra nella vita senza temere lo squallore e racconta una piccola parte di città che inizia ad assomigliarsi a tutte le città del mondo, Parigi, ne mette a nudo gli aspetti umani.
Forse mi piace perchè mi riconosco nei modi e nei luoghi che descrive Klapisch, che nell'altro suo film conosciuto ("l'appartamento spagnolo") descrive Barcellona ormai pienamente cambiata, l'altra città che in quel periodo (metà anni novanta) osservavo e amavo di più.
Ma ne parla come avrebbe potuto parlare di qualsiasi altra città stesse cambiando in quel momento e fosse cambiata dopo.
E il fatto che si tratti di un cortometraggio trasformato poi in un lungometraggio forse gli dà qualcosa in più, non solo nel montaggio e nello stile, ma nella profondità, semplice, ma non minimale, nel descrivere la storia.
Il film, uscito nel 1996, racconta un mondo, una città che iniziava a globalizzarsi ma ancora non lo sapeva, che iniziava ad opporsi ma ancora non lo sapeva, che iniziava a integrarsi (o disintegrarsi) anche con altri popoli e religioni senza rendersene ancora davvero conto.
E lo fa in maniera assolutamente involontaria, raccontando una storia piccola piccola.
Come colonna sonora musica come il raj (che ancora era solo roba da immigrati) o il trip-hop (allora ancora più underground che commerciale).
Era la Parigi che conoscevo anche io dove la rivolta dei sans papier era ancora lì da venire ma quando giungevi per es. a Porte de Montreuil, zeppa di nordafricani, sentivi qualcosa di strano nell'aria.
Dove l'eroe algerino Zidane doveva ancora vincere i mondiali e rinsaldare un popolo.
A volte salivi sul metrò e osservavi lo sguardo triste, malinconico, arrabbiato ma silente del ragazzo di colore o mediorentale, venuto dal senegal o dalla tunisia che era lì, con te, respirava la tua stessa aria ma probabilmente era relegato ai margini.
E pensavi all'america prima di malcom x.
Ma quello era solo il mondo che si apprestava ad essere: in quegli anni l'esquilino, un quartiere centrale di roma, era ancora fatto di vecchi palazzi e anziani alla finestra, oggi le insegne in mandarino dei negozi cinesi coprono tutto e la comunità pakistana si incontra nella piazza e al bar accanto al romano, con diffidenza ma come se avessero convissuto da sempre.
Proprio come il quartiere semi degradato della Bastiglia di allora, panni stesi, mura scalfite, mistero e locali underground, separato dal mio alberghetto da una fermata di metrò attraverso una lunga, lunghissima curva.
Un posto dove ti aspetteresti di vedere nascere il più grande artista del mondo o dove si potrebbe perdere un gatto.
posted by Ezekiel [ ]
14.1.04
haiku del mattino
nella rugiada
fresca linfa di vita
nel fiume morte
nota: cosa è un haiku?
posted by Ezekiel [ ]
12.1.04
la dovrei smettere...
...di continuare ad andare in giro danzando col mio cuore ingombrante a tracolla.
è ridicolo, la sola tentazione che si ha è perforarlo con uno spillone.
posted by Ezekiel [ ]
6.1.04
come un gatto suicida
Tornando verso casa di sera, sull'asfalto bianco di brina vedo da lontano un fagotto al centro di una strada molto lunga e larga, oltre che deserta.
Ogni tanto il vento teso e freddo porta qualche cianfrusaglia.
Man mano che mi avvicino osservo che è un fagotto strano, sembra pesante.
Appena a pochi metri vedo che è un gatto.
Perfettamente immobile al centro della strada, completamente accucciato da sembrare una busta di carta, non si muove di un millimetro vedendomi arrivare contro di lui.
Non alza nemmeno gli occhi per mostrarmi la luce riflessa.
Rimane lì in una sorta di posizione fetale, ad attendere l'impatto.
Lo evito all'ultimo momento.
Dallo specchietto vedo che non si muove.
Mi fermo, torno indietro per vedere cosa abbia, lo osservo attraverso il vetro.
E' a questo punto che alza lo sguardo verso di me.
Mi guarda come a dire, come hai fatto a mancarmi, che imbranato, ma gli amanti degli animali capitano tutti a me?
E si alza tranquillo.
Gli apro lo sportello, vieni dentro compare, qui al calduccio.
Ma lui cammina via oltre il ciglio e scompare giù nella campagna romana.
Bofonchiando "adesso provo a stuzzicare quel cane là in fondo"...
posted by Ezekiel [ ]
5.1.04
s.antonio
Lo sapevo che non avrei dovuto interrompere la catena di s.antonio via sms del primo dell'anno:Queste çççççççç sono le 8 renne di babbo natale viste da dietro.
Manda subito questo msg ad altre 4 persone altrimenti cominceranno a cagare e passerai un 2004 di merda.
Buon 2004 (renne permettendo).
posted by Ezekiel [ ]
